(Prof.ssa Bianca Maria Pilotti)

Non è il già visto, non è il fermo immagine di ciò che colpisce lo sguardo, non è la riproduzione fedele della realtà; la risultanza del lavoro espressivo di Eufrasia non esiste se non nei luoghi più reconditi del suo irrefrenabile immaginario. Le idee, le forme, le cromie si fanno spazio nella sua mente in un proliferare senza sosta, dove il caos sembra prendere il sopravvento su ogni tentativo di fare ordine. E' invece nel gesto, nell'incipit operativo del creare, nel segno grafico della matita o nella stesura di un colore che tutto si arresta, diviene ordine e compostezza esecutiva per tramutarsi in forme del reale. Ne risulta in Eufrasia un forte senso dell'equilibrio compositivo e dell'armonia stilistica, dato dalle linee, dai volumi e dalla omogeneità delle campiture.
Le opere esposte nella Sala Biagetti presso il Castello Svevo di Porto Recanati sono in prevalenza acquerelli, pastelli su tavola ed incisioni: interi paesaggi, scorci o particolari di esso, ritratti e composizioni floreali. Ciascuna di esse possiede in sé una sorta di energia arcana ed alchemica per la capacità intrinseca di uscire dal recondito e di trasmutarsi, nel loro divenire, in immagini perfettamente intelleggibili.
Allora, tutto diventa quiete ed il tempo appare come avvolto nel mistero di ciò che è avvenuto prima o di ciò che potrà accadere dopo. Nulla ci è svelato dalla lettura dell'opera, che rimane un enigma, non certamente di DeChirechiana memoria, ma bensì con risvolti più propri dell'iconografìa favolistica, in cui l'immagine dell'evento si fa via via sempre più perfettibile, dunque rasserenante.
Sono luoghi per noi già visti? E' possibile. Sono luoghi che incontreremo? Anche questo è possibile. Ma ciò che è più stupefacente è che ce li sentiamo appartenere come in una sorta di preesistenza.

Prof.ssa Bianca Maria Pilotti

Porto Recanati, 5 settembre 2002