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(Prof.Giuseppe
Pende)
Nella
produzione Artistica di Eufrasia Cordone tutto e' legato e in
stretta connessione con elementi diversissimi.
La sua figura fisica, il suo carattere, la sua educazione e
cio' che comunica, indipendentemente da quello che si pensa
sia sua intenzione di esprimere, diventando un'unita' compatta
che non autorizzerebbe alcuno a far la solita distinzione fra
anima e corpo.
Gli esempi dei sommi che riportero' per far intendere questa
differenza non mi facciano sembrare un pomposo adulatore della
giovane Artista che, per giunta, sminuisce quegli altri.
Leopardi, pur traendo l'immensita e la vaghezza della sua poesia
non certamente da una condizione fisica menomata, accentua pero'
in noi l'idea della diversita' fra anima e corpo.
Chopin ci presenta la sua musica, da pochissimi capita pero'
nella sua interezza, avvolta in variopinta carta stagnola, come
i cioccolatini in un bel canestro: ma essa diventa una bomba
delle piu' micidiali.
Le commoventi e tenere evocazioni della sua patria lontana e
oppressa esprimono tutto il tormento di un'anima, quella di
un esule irredentista, e mentre deliziano l'orecchio straziano
il cuore.
Si
tratta, come vediamo, sempre di "CONTRARI."
AL CONTRARIO........... Di questi contrari Eufrasia invece fa
un'Arte simile alla sua persona.
Si puo' dire che in Lei VENERE E MINERVA si compenetrano ed
identificano.
Poco importa se dai suoi accenni occasionali trasparirebbero
l'inquietudine o la delusione per qualche vicenda della sua
vita.
Cio' e' il normalissimo retaggio degli umani, proprio dei piu'
eletti.
Non c'e' nemmeno il pericolo che uno veda le sue opere come
il riscatto da questa condizione.
Diro' subito che le capacita' pittoriche della giovane sono
ragguadevoli.
Debbo prima spuntare una lancia a favore della sua tecnica preferita:
IL"PASTELLO"; Ritenuto assai facile proprio da chi,
non conoscendolo bene, lo tratta.......... male ma che e' invece
difficile qualora si voglia attenere, fra l'altro, il giusto
stacco dei vari piani con la coerenza cromatica e del chiaroscuro
in tutti i punti.
E' come se si volesse scolpire il legno col punteruolo anche
dove il modellato e' liscio e pianeggiante. Cio' indipendentemente
da tutte le rimanenti difficolta' che la pittura presenta nelle
varie tecniche, specie se l'artista, sempre nel pastello, usi
i soliti sette colori dell'iride piu' il nero e anche il bianco
se non c'e' quello della carta.
Non ho quindi lo scrupolo di aver iniziato anche Eufrasia, come
le altre allieve ed allievi miei all'Istituto d'Arte di Fermo,
a questa pratica affinche' scoprissero fin da principio, disegnando
dal vero pur semplici nature morte, le ferree leggi sul comportamento
della luce su tutti i corpi colorati e di diversa materia, sugli
scorci etc, senza l'improvvisazione oziosa e cialtronesca di
chi s'illude di poterla dare ad intendere soltanto a pie' pari
questo tirocinio.
"L'Olio"
oltre che per la maggiore intensita' e lucentezza dei suoi colori
e' piu' efficace perche' permetterebbe con i " rilievi
" delle pennellate grosse (vere soprelevazioni che farebbero
gia' pensare alla Pop-Art) di imitare alla perfezione la variante
luminosa di quella tinta ( perche' un fatto automatico dato
che e' essa stessa a fornirla) e poi anche la sensazione di
interstizi ombrosi senza che il pittore s'affanni a comporre
e mettere sulla tela questi altri due corrispondenti colori
e cio' e' lampante specie se si osserva il dipinto a luce radente.
Mancini con solchi e.......... Buchi nei neri, di per se' stessi
catramosi, e con pezzi di stagno nel bianco dilatava al massimo
la gamma chiaroscurale ottenendo effetti allucinanti.
L'espediente detto prima fa pensare ai bottoni della fisarmonica
che riuniscono in ciascuno ben tre o addirittura quatro note,
quelle che a loro volta compongono accordi in maggiore, in minore,
o di settima diminuita. Premutone uno solo il suonatore puo'
far sentire le quattro note tutte in una volta mentre il povero
pianista ( dico povero ma e'........... straricco perche' piu'
capace) deve adoperare tre o quattro dita della mano sinistra
per fare altrettanto.
Comunque si tratta sempre di prestazioni privilegiate e commoventi
paragonabili al nuoto pinnato, al salto in alto con pedana elastica
o alla corsa con i pattini!
Il Pastello, si e' piu' comodo ma soltanto perche' non imbratta
le mani e perche' "non cresce" di tono come l'Olio
quando si essicca o ancora non si appanna e schiarisce come
la tempera poco dopo essere stata stesa sul quadro.
Infine e' meno ingombrante per il suo ridotto armamentario:
Gomma e scatola piccolina come quella delle sigarette! Adesso
chiedo scusa se saro' lungo e anche noioso parlando sempre del
"Fondo" ma e' necessario per chi voglia capire quello
che non sta scritto in alcun trattato di pittura, penso per
malavoglia di Artisti pur consapevoli.Col Pastello (peggio ancora
con le matite colorate sia semplici che acquarellabili) non
sono possibili le sovrapposizioni di tinte, specie se piu' chiare,
su altre gia' fatte e completate.
Anche cancellare la zona che sara' coperta da altro colore non
e' agevole; Anzi puo' diventare definitivamente, disastroso
perche' si sporca tutto e non si ha piu' il bianco pulito della
carta indispensabile per far bene le altre tinte.
(Nell'Olio invece cio' e' facile se, come Kokoschka consiglia,
posiamo la pennellata di un colore con la levita' di farfalla
sull'alro, anche piu' scuro, gia' steso e ancora fresco. Potremmo
anche togliere tutto o parte del colore con la spatola.
Nel Pastello tutto dev'essere fatto "unitamente" nel
senso che la separazione fra due colori deve avvenire nel punto
giusto gia' stabilito dal disegno completando man mano cio'
che sta dietro e cio' che e' davanti senza ripensamenti o correzzioni.
Un'altra difficolta' e' questa: Poniamo che su di un fondo grigio
verdastro stacchi, sovrapponendosi, un giallo piu' chiaro e
luminoso di un certo oggetto: il fondo stesso deve "arrivare"
al giallo e non fermarsi ne' prima ne' dopo; non solo ma per
legge di contrasto deve sembrare (ma non essere), man mano che
si avvicina alla meta, sempre piu' scuro e, per ragione di complementarismo,
anche piu' viola (ripeto solo apparentemente e cio' e' difficile).
Ogni esagerazione da una parte o dall'altra nuoce. E anche perche'
questa tinta sia uniforme (se uniforme e' il suo vero) occorre
che in tutti i punti di essa ci sia la stessa proporzione o
percentuale delle diverse matite colorate che occorrono per
comporla.
Ancora un'altra difficolta': Far capire che un eventuale "Andamento"
del fondo stesso continui anche dietro l'elemento che lo copre
perchè" quello di dietro............. non sa nulla
di cio' che gli sta' davanti".
Si tende sempre, invece (essendo la carta un unico e solo piano),
ad "addomesticare" (come solevo dire ai miei allievi)
il fondo con processi e tratti che finiscono per sembrar disposti
secondo il foglio nella massa che sta davanti (come se volessero
accarezzarla) anche quando quei "tratti" sul vero,
spariscono dietro a quest'ultima perpendicolarmente: il piu'
ridicolo dei vezzi che ha l'inesperto!
Anche quest'inconveniente non esiste adoperando "l'Olio"
perche' si copre ciò che sta dietro (e che non si vedrà
più) non toccando quello che rimane scoperto e che, essendo
già fatto, sembra continui ad "andar per suo conto"
dietro l'elemento che si sovrappone e ...buona notte!
Naturalmente in questo stesso errore si casca non soltanto quando
si lavora sul fondo (da me preso ad esempio per facilitare la
comprensione) ma anche su qualsiasi altro punto del quadro sempre
in maniera analoga, pur considerando la verita' dei piani con
i riflessi e gli sbattimenti della luce sui corpi.
Tutti questi difetti, non essendo avvertiti sia da chi dovrebbe
saperli evitare sia da chi li guarda, costituiscono uno dei
tanti motivi e certamente non l'unico (ma il più frequente)
per il quale un dipinto che questi difetti non abbia, appare
misteriosamente migliore di un altro.Mi scuso ancora per la
lungaggine ma solo così si comprenderanno le buone qualità
che critici d'Arte, ignari della vera ragion d'essere di quest'ultime,
chiamano: Immediatezza, estemporaneità, rigore, freschezza
di abbozzo parlando anche "D'incasrtri sottili", Misuratissimi(!!)
Incomparabilmente raffinati nelle sfumature" Etc.
Adesso
è tempo di passare ad altro: ricordando, per fare un
esempio, l'incarnato delicatissimo e l'espressione soave che
hanno i bimbi ritratti da Eufrasia, debbo dire che basta poco
perché s'indovini ciò che si ammirerà in
tutta la produzione di questa pittrice ed acquafortista.
A proposito: che poesia di contrasti tra la semplice intelaiatura
della finestra da cui si guarda il bellissimo paesaggio notturno
e quella stessa contro la luce del giorno nell'altra acquaforte!
Nel "fondo" poi di una natura morta c'e' uno stranissimo
brulichio di frammenti colorati.
Il mio occhio "s'indugia estatico e mi è come vagare"
in campi sterminati dove i fiori son stelle"!
Quest'ultima locuzione, che può apparire mielosa, non
è mia ma, letta da ragazzo sullo studio numero tre Opera
dieci di Chopin ("parolato" se ben ricordo da Marù
Cartini Viviani) mi torna ora alla mente.
Ma pur banale, per questo "ritorno" diventa poesia
vera (per me soltanto?) Mi seduce ed è di un fascino
grandissimo.
Ciò mi conferma che il figurativo non ha l'euguale in
eccellenza e possibilità espressive: in un solo cantuccio
della composizione può essere racchiuso un poema, evocatore
dei ricordi più accorati, ma anche di quelli più
semplici che alimentano e confortano lo spirito di tutti noi.
E
non pensi Eufrasia, che ciò che lei fa somigli alla fotografia.
TUTT'ALTRO! Spesso le opere figurative perfette possono sembrare
tali ai profani o ai malevoli solo perchè non hanno "errori"
come non può avere "errori" la fotografia.
Se quest'ultima li avesse sarebbe il vero stesso ad averli e
ciò è impossibile.
Piuttosto mi vien fatto di pensare agli infiniti e stomachevoli
funambolismi letterari che in diverse occasioni hanno avuto
l'improntitudine di dir male della buona pittura perchè
figurativa.
Le loro trovate isteriche hanno la presunzione di essere dotte
ma non significano nulla quando portano alle stelle gli autori
di certi abbrobri e schifezze che, questa volta, soltanto per
non assomigliare a fotografie (e ci credo perchè nemmeno
quelle si saprebbero imitare) diventano Opere d'Arte. Bei fessi!
Ho prima minimizzato dicendo che bastavano pochi particolari
nei quadri di Eufrasia,anche se scelti a caso, per avere subito
l'idea della sua levatura, ma debbo aggiungere che su ciascuna
di tutte le altre sue Opere si potrebbe parlare per un'ora.
Lascio però questo incarico ad altri, anche più
autorevoli di me, sicuro di "Essere nel vero" per
ciò che ho già detto su questa Gagliarda Pittrice.
Prof. Giuseppe Pende
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